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5 novembre 2010

Cervello e Coscienza primaria (Joe Dispenza)


Il cervello è l'organo del sistema nervoso centrale che ha il maggior numero di neuroni raggruppati assieme. Quando vi sono neuroni in grande quantità, abbiamo l'intelligenza. In effetti, il cervello è formato da qualche centinaio di miliardi di neuroni che sono connessi in una miriade di modelli tridimensionali. Le diverse combinazioni di questi miliardi di neuroni collegati gli uni agli altri e che si attivano in sequenze uniche sono i collegamenti neuronali o reti neuronali, come sono affettuosamente chiamate dagli scienziati. Quando le cellule nervose si associano e formano nuove connessioni, è perchè abbiamo imparato qualcosa di nuovo. Perciò, il nostro apprendimento individuale come pure le esperienze personali, ci cambiano. Le cellule nervose, o neuroni, sono estremamente piccole. 30-50.000 all'incirca, possono stare sulla punta di uno spillo. In una parte del cervello chiamata corteccia, ciascuno cellula nervosa ha la possibilità di connettersi con altre 40-50.000 cellule nervose. In un'altra parte del cervello chiamata cervelletto, le cellule nervose hanno un potenziale di connessione con altre cellule nervose fino a un milione.

1 novembre 2010

Legge di attrazione e Mente collettiva (David Icke)

mente collettiva
Viviamo in un universo multidimensionale, che è parte di una coscienza multidimensionale e infinita che chiamiamo Dio o Creazione. Noi siamo essere multidimensionali. (...)
Ma la cricca elitaria che controlla il mondo, l'Elite Globale come la chiamo io, è una creazione nostra. Non serve a nulla scagliare parole di odio e di condanna per i mali del mondo in direzione di queste persone. Sì, lo stesso gruppo ha manipolato le due guerre mondiali e tutti gli eventi negativi di portata globale (come il più recente 11 settembre 2001) di quest'ultimo secolo e di quelli precedenti. Ma senza l'appoggio della razza umana, non sarebbero mai riusciti a farlo.

26 ottobre 2010

Pensiero positivo ed energia mentale


Gli esseri umani sono prima di tutto esseri energetici. Ognuno ha una controparte energetica che dal corpo si estende all'aura: è il nutrimento della vita, della salute e della vitalità del corpo fisico. Quando il sistema energetico si guasta o si blocca, le parti del corpo relazionate con esso cessano di vibrare all'unisono con la forza vitale, di qui nasce la malattia del corpo fisico.
Nonostante gli scettici, la concezione della forza vitale e del sistema energetico è oggi via via più accettata. Molte delle tecniche di guarigione alternative o complementari, come l'agopuntura, sono nate secoli e secoli fa sulla base di questi principi. Le persone che lavorano con l'energia vivono esperienze "miracolose" in ogni istante della giornata. Io sono convinta che una piena comprensione dei fenomeni energetici potrebbe rivoluzionare il nostro approccio alla vita.

20 ottobre 2010

La Mente non locale di Dio


Ciascuno di noi riconosce l'esistenza di fenomeni non materiali, perfettamente reali, che tuttavia non occupano specifici spazi temporali o fisici. Dov'è, per esempio, l'amore? O il patriottismo? O la fobia per l'esattore delle tasse? Dov'è la storia? Tutte queste emozioni o concetti non sono cose reali. Non si situano in punti nello spazio, nè in lassi di tempo come il corso accettabile della vita di un uccello, di un topo o di un albero. Eppure sono reali. Ed evidentemente "agiscono" nel mondo a dispetto della loro non localizzazione e della loro natura immateriale. L'amore e il patriottismo sono alcune delle forze più potenti note all'umanità, eppure non sono mai state viste, misurate o descritte sotto forma di equazioni differenziali. Non ci aspettiamo che vengano localizzate; sarebbe sciocco assegnarli delle coordinate nello spazio e nel tempo. (...) Ecco dunque che molte forze poderose nelle nostre vite dichiarano la loro esistenza nei modi più energici pur essendo completamente invisibili, non localizzate e immateriali. (...)
Che cosa c'è allora di strano nel pensare alla mente in termini non localistici? Di solito la risposta è che la mente sembra essere ovviamente parte del nostro cervello, nonchè del nostro corpo. (...) Ma il fatto che la mente non può essere localizzata non significa che non possa agire attraverso il cervello. (...) Non possa giorno che non assistiamo a innumerevoli concetti immateriali che si manifestano in modi perfettamente locali e fisici. Alcuni di questi, come quelli di coraggio, valore o paura, hanno dimostrabili o ben note risonanze fisiologiche all'interno del corpo (per esempio l'adrenalina). In modo analogo una mente non localizzata, non materiale, può manifestare la sua esistenza attraverso il cervello, creando la tempesta di eventi neuroumorali descritta in dettaglio dai fisiologi.
Cartesio fu forse il più insigne dei filosofi occidentali che sviscerarono questa questione. Per risolvere il problema di come la mente non materiale potesse influire sul cervello, egli ipotizzò che la ghiandola pineale, profondamente incassata nel cranio, fosse la misteriosa sede dove poteva manifestarsi questa oscura transizione. Ma le sue argomentazioni non furono mai convincenti. Alcuni dei suoi discepoli si sforzarono di ribattere alle obiezioni inventando modelli fantastici di mondi paralleli che funzionavano in sincronia senza mai interagire fra loro: il mondo materiale e quello mentale potevano esistere a fianco a fianco senza mai incontrarsi. In questo modo il problema veniva aggirato ma di nuovo in modo insoddisfacente e oggi sono pochi quelli che credono all'esistenza di mondi paralleli (anche se l'idea è raffiorata nella scienza moderna come una possibile soluzione al problema di meccanica quantistica, conosciuto come "problema dell'osservatore"). (...)
Attualmente abbondiamo di teorie intelligenti e qualcosa di più è necessario se vogliamo smettere di uccidere noi stessi e devastare il nostro pianeta, l'unica dimora che abbiamo. Questo "qualcosa di più" che ritengo necessario è una visione atta a trasformare la nostra concezione di ciò che noi siamo e di come ci adeguiamo alla natura e alle sue leggi: una nuova visione del mondo che ridefinisca il nostro stesso essere. Io credo che considerare l'uomo come essere non localizzato offra qualcosa della nuova concezione di cui abbiamo bisogno.
La visione non localistica dell'uomo pone la mente e la coscienza fuori dalla persona, dal cervello e dal corpo e conduce alla teoria della Mente Una, illimitata nello spazio e nel tempo: ci sono moltissimi motivi per prendere sul serio questa possibilità, che scaturiscono non solo dagli ammaestramenti eterni di veggenti e visionari, ma anche da moderne scoperte scientifiche.
Questo ci porta più lontano. Il passo successivo della mente non localistica non solo ci conduce al di fuori del cervello, del corpo e della persona singola, ma anzi completamente al di là dell'umanità. Ci fa atterrare direttamente in grembo a Dio: ovvero l'Uno, Logos, Tao, Brahman, Buddha, Krishna, Allah, Mona, lo Spirito o Principio Universale. (...)
Dato che la mente non localizzata è senza confini e senza limiti, e poichè queste sono precisamente anche le qualità di Dio stesso, ciò significa che a questo livello noi condividiamo qualcosa con la Divinità. In qualche misura, i confini dell'uomo e di Dio si sovrappongono. In altri termini, nell'uomo c'è un elemento divino, che si manifesta attraverso le qualità non localizzate dell'uomo, ovvero la non localizzazione è lo stadio a cui Dio e l'uomo s'incontrano.
Se l'espressione "essere Dio" è sempre stata considerata blasfema, irriverente ed eretica nelle nostre tradizioni religiose occidentali, ciò evidenzia le caratteristiche di aderenza alle limitazioni del tempo e dello spazio delle nostre religioni. Sostanzialmente esse si basano sulle nozioni classiche di come funziona il mondo.
Dando risalto al senso del divenire e a quello di arrivare in lungo diverso da quello dove ci troviamo al momento, enfatizzano il tempo lineare. Ciò può avvenire attraverso la grazia, le opere buone, una combinazione delle due cose o qualche altro mezzo; ma alla base di questo modo di pensare c'è una visione localistica del mondo. Il miglioramento è sempre necessario e avviene sempre nel tempo. E' sempre una condizione che non esiste ancora e dev'essere realizzata nel futuro. (...)
Altre tradizioni, come quelle orientali, non insistono sulla natura lineare del tempo e la natura malvagia dell'uomo, nè sulla conseguente necessità di diventare radicalmente diversi attraverso un processo di redenzione che agisca nel futuro; non ribadiscono nemmeno il concetto del primato dell'individuo. Esortano invece ogni persona a risvegliarsi alla sua già presente unità con gli altri uomini e con il Creatore, alla sua intrinseca perfezione e divinità. Esse esigono l'illuminazione, che significa consapevolezza di quanto è già presente e non una redenzione ancora da realizzarsi. E ribadiscono che la credenza nel sè isolato, nell'ego localizzato in questo corpo e in questa persona, è una finzione. Questi capi spirituali hanno compiuto il grande balzo non localistico, il più radicale progresso da poter compiere nella nostra concezione di noi stessi, il passaggio da un modo limitato di percepire la realtà e il sè a una maniera aperta.

Uno degli esempi più drammatici del richiamo alla non localizzazione spirituale può essere trovato nel Corpus Hermeticum, che risale almeno a duemila anni fa. In questo testo leggiamo queste sublimi parole:

A meno che non ti renda uguale a Dio, non puoi comprendere Dio: poichè il simile non è intelligibile che al simile. Cresci fino a una grandezza smisurata, liberati dalla schiavitù del corpo, elevati al di sopra del tempo, divieni Eternità: allora comprenderai Dio. Credi che nulla è impossibile per te, considerati immortale e capace di comprendere tutto, tutte le arti, tutte le scienze, la natura di ogni essere vivente. Sali più in alto della più alta vetta; discendi fino al più profondo degli abissi. Accogli in te tutte le sensazioni di tutto ciò che è creato, fuoco e acqua, secco e umido, immaginandoti di essere dovunque, sulla terra, nel mare, nel cielo, di non essere ancora nato, nel seno materno, adolescente, vecchio, morto, oltre la morte. Se abbracci nel tuo pensiero contemporaneamente tutte le cose, tutti i tempi, luoghi, sostanze, qualità, quantità, puoi comprendere Dio.

Da "Alla ricerca dell'anima" - Larry Dossey

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Lo Yoga della mente e il viaggio nel tempo


I praticanti dello yoga conoscevano il viaggio nel tempo fin dall'antichità e molti lo esercitano ancor oggi. Lo yoga è un sistema di pratica che è in parte arte, in parte filosofia e in parte scienza. E' un metodo concreto per nobilitare la propria vita, darle uno scopo e andare al di là delle illusioni quotidiane che sommergono tutti noi. Secondo la filosofia tradizionale indiana, il sistema yoga è diviso in due parti principali, hatha yoga e raja yoga, che comprendono al loro interno molte divisioni minori. Lo hatha yoga riguarda principalmente la fisiologia, e si propone di stabilire la salute e addestrare la mente e il corpo. Il raja yoga è un mezzo per controllare la mente stessa seguendo un metodo rigoroso stabilito molto tempo fa da adepti. (...)
Inoltre, il più famoso testo hindu, la Bhagavad Gita, parla del karma yoga, del bhakti yoga e del jinana yoga, tre vie volte al conseguimento dell'illuminazione. (...)
Lo yoga come pratica e sistema allo stesso tempo implica un concetto di tempo riassunto nella parola sanscrita samsara. Samsara significa esistenza condizionata, limitatezza e indica l'asservimento dello spirito al confino spazio-temporale. Come fa notare Georg Feuerstein, noto studioso e insegnante della filosofia dello yoga: "Prima di tutto... il Samsara è il tempo". Feuerstein spiega che il significato letterale di samsara è "fluire insieme": un perpetuo flusso di cose ed eventi che producono conseguenze di relazioni causali. (...)
Questo flusso comune di cose ed eventi ha una controparte nella fisica quantistica ed è vitale per il modo in cui la mente "crea" il tempo e l'apparire degli eventi oggettivi.
Ma il termine samsara si riferisce anche a qualcosa che la mente occidentale, con la sua visione "lineare" del tempo, non considera: l'idea della ruota dell'esistenza, ovvero che l'anima esperimenta infiniti giri di nascita, vita, morte, e rinascita, messi in moto da legami causali creati nelle vite passate. Ne risulta che, dal punto di vista della fisica quantistica, questi cicli possono essere sperimentati dal viaggiatore del tempo attraverso il riconoscimento del ruolo giocato dalla mente egoica per "ancorare" l'esperienza, ossia per legarla letteralmente al tempo fornendo un punto focale attivo o ego.
Il samsara è anche sinonimo di maya, o illusione, l'ostinata convinzione che ci lega allo spazio e al tempo facendo sì che diventiamo partecipi del flusso di questi cicli perpetui invece di sfuggire loro. Anche questa visione della vita insegnata dagli antichi adepti si accorda con le scoperte della fisica quantistica (...)
Molti antichi inni ci dicono che il tempo - il passato, il presente e il futuro - è il progenitore del cosmo, nonchè figlio della coscienza. In quest'antica saggezza è racchiuso un segreto, ovvero che attraverso la tecnica è possibile ingannare il tempo, in altre parole viaggiare nel tempo e addirittura raggiungere i lidi dell'atemporalità. Anche questa volta la fisica quantistica concorda e ci insegna a tracciare una mappa di queste terre di modo che il viaggiatore possa farsene un'idea. Trovo straordinario che la fisica moderna postuli l'esistenza di un regno dell'essere privo di tempo e di spazio, senza il quale risulterebbe in gran parte poco sensata, e scollegata dalla realtà così come noi la percepiamo.
Benissimo, potreste dire voi, ma questo che cosa ha a che fare con il viaggio nel tempo? Esaminando più in profondità questi antichi testi, scopriamo che essi ci dicono che il tempo e lo spazio sono prodotti dalla mente e non esistono indipendentemente da essa. Soprendentemente, i principi della fisica quantistica affermano la stessa cosa. Questa è una chiave straordinaria. Il trucco per uscire dai confini dello spazio e del tempo sta nell'andare al di là della loro sorgente, la mente stessa. Paradossalmente, abbiamo bisogno di una raffigurazione teorica creata dalla mente per comprendere che cosa significhi andare al di là della mente. Abbiamo anche bisogno di una forma di pratica.
Per fare del viaggio nel tempo una realtà e non soltanto esercizio teorico, è necessario trovare un modo per sgusciare dietro all'angolo, per sbirciare sotto allo schermo, in certo modo, dove è proiettato il nostro solito film della realtà. Gli antichi Veda chiamano quest'osservare la creazione da dietro alle quinte kala-vancana, che letteralmente significa "ingannare il tempo". E' possibile, essi affermano, sfuggire all'illusione spazio-temporale del samsara (le proiezioni della mente stessa, che si rivela essere la nostra stessa memoria sotto false sembianze) e ingannare il tempo, ovvero viaggiare attraverso il tempo.

All'inizio del primo millennio a.C., i filosofi indiani fondarono quella che oggi chiamiamo la filosofia perenne sulle basi delle loro osservazioni. Possiamo formulare in tre proposizioni:
  1. Celata dietro l'illusione del cambiamento incessante esiste una realtà infinita e immutabile.
  2. Questa realtà infinita e immutabile è al cuore di ogni essere ed è il substrato della personalità.
  3. La vita ha uno scopo fondamentale: sperimentare quest'unica realtà, scoprire Dio nel corso della permanenza terrana.
Uno degli antichi testi in cui questi principi vengono esposti e discussi è la Bhagavad Gita. La saggezza spirituale della Gita viene enunciata nel mezzo della più terribile di tutte le situazioni umane possibili: la guerra; letteralmente, sul campo stesso di battaglia. Alla vigilia del combattimento, il principe Arjuna si perde d'animo e nella disperazione si rivolge al suo auriga, Krishna, chiedendogli che cosa fare. Ma Krishna non è un cocchiere ordinario, bensì una diretta incarnazione di Dio e risponde ad Arjuna con settecento strofe di sublimi istruzioni che includono una rivelazione mistica divina. Illustrando ad Arjuna la natura dell'anima e quella della realtà infinita, priva di tempo e di spazio e immutabile, egli gli spiega che tra le due non c'è differenza.
La Gita non conduce il lettore da uno stadio dello sviluppo spirituale a un altro, ma inizia dalla conclusione. Krishna dice subito che l'anima immortale è immutabile e sempre presente e, ciò che importa ai fini della nostra trattazione, che lo scorrere degli istanti del tempo è illusorio. L'anima indossa il corpo come un abito, di cui disfarsi una volta consumato; così essa viaggia da un corpo all'altro, spogliandosi dei vecchi corpi per prenderne degli altri. (...)
Nella prima parte della Gita, Krishna introduce anche la parola yoga, riferendosi non alle posizioni fisiche dello hatha yoga o alla disciplina del raja yoga, ma a una certa imparzialità o equilibrio della mente. Krishna incoraggia Arjuna a prendere dimora nello yoga in questo senso, poichè esso conduce alla profonda pace mentale e alla capacità di agire efficacemente quando necessario. Così lo yoga implica l'agire in libertà piuttosto che attraverso le risposte condizionate agli eventi con cui ci dobbiamo confrontare nella vita. (...)

Da "Lo Yoga della mente e il viaggio nel tempo" - Wolf Fred Alan

25 settembre 2010

Cervello, Mente e SuperConscio


Se si paragonasse il miracolo dell'uomo con quello dell'universo attorno a lui, si costaterebbe che le sue risorse sono appena esplorate come quello dell'universo stesso.
L'unica grande differenza tra questi due tipi di risorse è che quelle dell'universo si trovano a distanze enormi, e ci stiamo avvicinando ad esse lentamente, mentre quelle che si trovano dentro l'uomo sono immediatamente disponibili. A portata di mano cioè di quella persona aperta di mente, che è pronta e che desidera accettarle e farne uso.
Il potenziale delle vostre risorse è così grande, che una volta che cominciate ad usarle, non ci saranno limiti a ciò che potrete fare. Eppure si viete mai soffermati a pensare per un momento a questo potenziale?
A che cosa sia il cervello di cui siete tutti dotati?

11 settembre 2010

Il superamento degli opposti oltre la mente


Ciò che rende una mente, disturbata, non è la mente in quanto strumento, ma l'inconsapevolezza caratterizzata dalla nostra identificazione con essa, la confusione tra l'agente (l'individuo cosciente) e gli stati nei quali si è coinvolto.

Ma da cosa nasce la mente? Potremmo dire che è fondamentalmente ignoranza. Se riconoscessimo costantemente la nostra reale entità, la mente non esisterebbe poichè non ci sarebbe confusione tra soggetto (chi sono io) e oggetto percepito.
Dolore e fallimento portano costantemente l'individuo a negare se stesso e a sostituirsi con ciò che ha creduto piuttosto che rimanere cosciente di chi crede. Tutti cercano la felicità in un modo, in qualcosa da avere o da raggiungere. Tuttavia la vera libertà risiede nel regno dell'Essere, il quale è costantemente presente e abile di scegliere liberamente.
La mente è un grande imbroglio. La prigione consiste nel grado di identificazione con le proprie creazioni e i propri desideri. Più è profonda l'identificazione, più l'individuo sarà limitato e si convincerà di essere ciò che sente o crede. "Io sono, una persona così o cosà!"

La ricerca della Verità permette di penetrare in strati sempre più sottili e profondi il reame del Sè.
L'individuo diviene più consapevole di chi è lui e del suo potere di scelta.

Si possono toccare profondità indescrivibili di consapevolezza e contemplazione e momenti in cui tale conoscenza di manifesta solo come silenzio e presenza totali. Nulla da dire o da essere.

Ritengo che ogni terapia o lavoro di sviluppo personale sia sicuramente più completo se ha, alla sua base, la conoscenza diretta della Verità ultima.
Contrariamente la persona proverà frustrazione e continuo conflitto a causa del lunghissimo processo di analisi che difficilmente gli permetterà di scoprire chi egli è realmente.

In ultimo, la mente è ciò che riempe e crea lo spazio e i significati, all'interno di una Verità già completa e perfetta. La mente è l'universo illusorio che noi chiamiamo io, tu, vita.

Ogni stato interiore ha un suo rispettivo opposto: se sei felice, sarai triste; se sei stanco, sarai pieno di energie; se sei buono, sarai cattivo. Gli opposti sono presenti in ogni manifestazione duale: come esiste il basso, esisterà l'alto, come esiste il freddo, esisterà anche il caldo, siccome esiste la femmina, esiste di conseguenza anche il maschio. Quel che noi percepiamo è un continuo gioco in parti separate e opposte. Osservando la vita da un punto di vista più ampio, l'intera dualità è sorretta da un moto di repulsione e attrazione tra gli opposti.

Ogni volta che entriamo in un punto di vista, da quel punto di vista osserviamo e proiettiamo il suo rispettivo opposto. Se crediamo di essere persone infelici, gli altri appariranno spesso felici. Se viviamo la sensazione di essere inferiori, le altre persone ci potranno sembrare sicure e superiori su ogni cosa. La vita stessa segue una dinamica oscillatoria all'interno della quale l'individuo sperimenta infinite coppie di opposti: felicità, tristezza, amore, odio, aggressività, serenità, approvazione, disapprovazione ecc.
Tutto si muove in un processo duale. Lo sviluppo spirituale consiste nella neutralizzazione di queste polarità. Solitamente l'evoluzione stessa tende spontaneamente ad avvicinare ciò che è lontano e gli opposti verranno gradualmente integrati. La famosa via di mezzo o l'ambito equilibrio, sono il risultato di una vita in cui le manifestazioni oscillatorie non sono più così distanti tra loro. (...)

Quando i poli si annullano, nessuna delle parti viene confutata nè rafforzata. Ogni cosa ritorna all'Uno e l'individuo ritrova la sua perfetta armonia, l'infinita unione con come le cose sono, la sua abilità iniziale. Egli è allo stesso tempo tutto e niente. Nessun opposto è veramente esistente poichè tutto è uno ed egli è l'Unità stessa o entità capace di assumere e lasciare punti di vista sapendo di non esserne nessuno.

Da "Intensivo di illuminazione" - Gunter Leone

9 settembre 2010

La mente che mente (Osho)


Non essere lento, sii svelto perchè la mente è velocissima; si muove più rapidamente di qualsiasi altra cosa. Si muove più velocemente della luce! La fisica afferma che nulla è più veloce della luce, è ovvio: sembra impossibile che qualcosa si possa muovere più velocemente. La luce si muove a 320 mila km al secondo: al secondo! Ma ancora la fisica non ha alcuna idea della mente; ancora non esistono strumenti così sofisticati in grado di misurarne la velocità. La mente si muove più veloce della luce. Devi essere attentissimo, altrimenti ti disorienterà, è inevitabile. Prima che tu possa rendertene conto, la mente ti avrà trascinato verso qualche lido remotissimo: è sempre pronta a viaggiare, perchè è solo viaggiando col pensiero che si sente viva.
Meditazione vuol semplicemente dire sedersi in silenzio, senza fare nulla, neppure pensare... ed ecco che la mente scompare. Poichè non stai facendo alcun viaggio, non è più necessaria: la mente è una guida, quando si vogliono fare grandi viaggi. Se vai da qualche parte, la mente è felicissima; nel tuo muoverti verso una meta, la mente si sente valorizzata. Se invece non stai andando da nessuna parte; sei semplicemente seduto in silenzio, senza fare nulla, la mente si rattrista.
E a chi medita accadrà praticamente sempre che, quando la mentre si rattrista, genera in lui la noia: è una strategia della mente. Dirà: "Andiamo! Muoviamoci da qualche parte, facciamo qualcosa. Perchè te ne stai qui seduto? Perchè stai semplicemente seduto, senza fare nulla... è noioso!".
E' un trucco della mente! Altrimenti, stare semplicemente seduti senza fare nulla ti dona più freschezza. E' l'esperienza di tutti coloro che si sono risvegliati, ma non è la tua! E' la mia esperienza: nella mia stanza, cosa faccio? Siedo in silenzio, senza fare nulla... viene la primavera e l'erba cresce da sola. In realtà non si deve fare nulla: l'erbe cresce da sola. La vita prosegue di per sè, la vita scorre da sola... non è affatto necessario spingere il fiume.
Ma all'inizio la mente genererà noia; è un suo trucco, dirà: "Lo vedi? Se non mi segui, ti sentirai annoiato. Se non mi segui, ti sentirai del tutto insignificante. Se non mi segui, non avremo nulla con cui divertirci. Viene, vieni con me... ti procurerò divertimenti incredibili".
La mente ti sollecita sempre con l'idea di procurarti qualcosa con cui divertirti: accendi la radio, accendi la televisione, và al cinema, o quantomeno và al club, chiacchiera con qualcuno... fà qualcosa! La noia è una punizione che la mente ti impone, se non fai nulla. E questo è il problema più grande di chi medita: la noia.
Tuttavia, se riesci a stare seduto, senza preoccuparti minimamente della noia - lascia che sia presente -, se non ti lasci infastidire dalla noia, nell'arco di tre/nove mesi scomparirà. Al suo posto affiorerà una gioia frizzante, una freschezza incredibile, qualcosa che non hai mai conosciuto in passato. Non si tratta di un semplice divertimento, poichè non è prodotto da qualcosa: sei semplicemente seduto in un vuoto assoluto. E da quel vuoto, ecco la pienezza, da quel vuoto, ecco un nuovo tipo di appagamento...
Alla mente piace ingannare. Come mai? Perchè quello è il modo in cui le è possibile vivere. Si dice che non è possibile scrivere la storia di un vero brav'uomo, perchè non ci sarebbe nulla da dire. Si può scrivere soltanto la storia di un uomo malvagio; non è un caso che il Buddha, Mahavira, Gesù non siano neppure menzionati nei vostri libri di storia: nessun libro di storia antica li menziona. Come mai? Perchè non c'è nulla da menzionare! Non uccisero mai nessuno, non diedero alcun fastidio; vissero come se non esistessero: erano così buoni che non esistettero mai! (...)

La mente è alla costante ricerca di malvagità: dalle un'occasione qualsiasi e non se la lascerà sfuggire. E se anche non esiste alcuna opportunità, farà di tutto per crearne una. Osserva semplicemente la vita delle persone. Osserva te stesso, osserva gli altri. Diventa un semplice osservatore e rimarrai sorpreso: tutti sono alla ricerca di un'opportunità. E le occasioni non mancano... la gente si limita ad aspettare l'occasione buona: se non fanno nulla di male, non vuol dire che siano persone buone; potrebbe soltanto dire che in quel momento manca l'occasione... è una cosa che ho sempre notato.
Quando un politico non è al potere, è un uomo adamantino, è al servizio della gente, è umile; è sempre pronto ad accondiscendere, si china a toccarti i piedi; apre ospedali e scuole. Una volta al potere, non ti riconosce neppure, e tutta quella volontà di servire il popolo scompare. Una volta al potere, ha l'occasione... adesso farà ciò che ha sempre voluto fare, ma che non poteva fare! (...)
La gente pensa che sia il denaro a corrompere le persone. Non è così; il denaro offre semplicemente l'opportunità. I poveri sembrano persone buonissime, non è così: lascia che diventino ricchi e vedrai... tutta la loro bontà scomparirà.
In realtà, i nuovi ricchi sono di gran lunga più pericolosi di coloro che nascono ricchi; infatti, chi nasce ricco è più abituato alla ricchezza. (...)
Non è il potere che corrompe. Il potere porta in superficie il tuo inconscio corrotto, il potere spinge il tuo male intrinseco ad agire. Il potere ti espone, non ti corrompe affatto. In un certo senso, è una cosa ottima: mette a nudo le persone. Assomiglia ai raggi X: rivela la tua realtà, la verità nuda e cruda.
Ricordalo la mente è velocissima! Se non fai il bene immediatamente, se non agisci nell'istante stesso in cui l'idea di fare il bene sorge in te, la mente ti ingannerà, ti porterà fuori strada, ti convincerà a fare qualcos' altro. (...)
Se aspetti, la mente inizierà a darti consigli: "Fà questo, fà quest'altro"... Sii svelto a fare il bene.
Perchè aspettare? E chissà? L'attimo successivo non arriva mai, questo potrebbe essere l'ultimo istante. Agisci come se questo fosse l'ultimo istante! Agisci con questa urgenza, poichè la morte ti può afferrare in qualsiasi momento; non ascoltare la mente: può continuare a rimandare all'infinito e, prima che ti permetta di fare qualcosa, la morte potrebbe aver già bussato alla tua porta. Fà il bene, poichè fare il bene arreca una gioia immediata.

Da "Una risata vi risveglierà" - Osho

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7 settembre 2010

Coscienza razionale e coscienza spirituale


La coscienza razionale procede secondo il pensiero logico, determinato dalle leggi di causalità e deduttivismo:

A = B, B = C, A = C.

I momenti del processo logico, come sottolinea Laura B. Gilot in Psicosintesi e meditazione, sono i seguenti: "la percezione, l'integrazione dei dati percepiti, la collocazione del nesso logico e causale e finalmente l'opinione". Si tratta di un processo sillogico analitico, che separa, divide la realtà per comprenderla. Secondo questa procedura ampiamente dominante, tutto ciò che può essere fermato, diviso, collocato in un nesso di causalità viene giudicato reale e i procedimenti che lo studiano, scientifici; tutto ciò che non può essere imbrigliato in questo modo, semplicemente non esiste e chi lo studia non può ritenersi uno scienziato.
Ma le caratteristiche essenziali della vita sono bipolarità e ritmo; nessun processo vitale può essere fermato, separato dal suo contesto per essere studiato, capito.

10 agosto 2010

Krishnamurti: mente sociale e libertà

Sapete, ci vien sempre detto cosa dobbiamo o non dobbiamo pensare. Libri, insegnanti, genitori, la società che ci circonda, tutti ci dicono cosa dobbiamo pensare ma non ci aiutano mai a scoprire come pensare. Sapere
cosa pensare è relativamente facile perché dalla prima infanzia la nostra mente è stata condizionata da parole, frasi, atteggiamenti e pregiudizi ben saldi. Non so se avete notato come la mente delle persone anziane nella
maggior parte dei casi sia stazionaria; sono fermi come creta in uno stampo ed è difficilissimo penetrare attraverso questo stampo. Lo stampo della mente è il suo condizionamento. Qui in India secoli di tradizione vi condizionano a pensare in una certa maniera; il vostro condizionamento ha cause economiche sociali e religiose.
In Europa la mente viene condizionata in maniera alquanto diversa; ed in Russia dalla rivoluzione in poi, i leader politici si sono accinti a condizionare la mente ancora in un’altra maniera. Perciò dappertutto la mente viene condizionata, non solo superficialmente, nella parte conscia, ma nel suo profondo. La mente nascosta o inconscia è condizionata dalla razza, dal clima, da un’imitazione non tradotta in parole, non espressa.
Ora la mente non può essere libera finché rimane chiusa in uno stampo o condizionata. E la maggior parte delle persone pensa che non si possa mai liberare la mente dal suo condizionamento, che dev’essere sempre
condizionata. Dicono che non si può fare a meno di pensare in una determinata maniera, di avere certi pregiudizi e che non può esservi nessuna emancipazione, nessuna libertà per la mente. Inoltre quanto più antica è una civiltà tanto più graverà sulla mente il peso della tradizione, dell’autorità, della disciplina. Le persone che appartengono ad una razza antica, come gli Indiani, sono più condizionate di quelle che vivono in America per esempio, dove esiste una libertà sociale ed economica maggiore e dove in tempi abbastanza recenti gli abitanti sono stati dei pionieri.
Una mente condizionata non è libera perché non può mai andare al di là dei propri confini, al di là delle barriere che ha costruito intorno a sé, questo è evidente. Ed è molto difficile per una mente così, liberarsi dal
proprio condizionamento e superarlo, perché quel condizionamento le è imposto non soltanto dalla società ma da se stessa. A voi piace il vostro condizionamento perché non osate superarlo. Siete spaventati di quel che direbbero vostro padre e vostra madre, di quel che direbbero la società e il prete: quindi contribuite a creare le barriere che vi tengono in loro possesso.
Questa è la prigione nella quale per lo più siamo tutti chiusi, e questo è il motivo per cui i vostri genitori vi dicono in continuazione – come voi lo direte ai vostri figli – di far questo e di non far quello.
Che cosa avviene generalmente in una scuola, specialmente se il vostro insegnante vi piace? Se il vostro insegnante vi piace volete seguirlo, volete imitarlo perciò il condizionamento della vostra mente si fa sempre più rigido, permanente.
Poniamo per esempio che siate in un ostello e abbiate un insegnante che esegua il suo quotidiano rituale religioso, a voi piace lo spettacolo, vi piace la sua bellezza e cominciate a farlo anche voi. In altre
parole venite ulteriormente condizionati; e questo condizionamento è molto efficace, perché quando si è giovani si è bramosi, impressionabili, disposti all’imitazione. (...)

Mentre siete giovani venite facilmente condizionati, modellati, costretti a seguire un esempio fisso. Si dice che se un bambino – un bambino buono, intelligente, sveglio – viene allevato da un prete soltanto per sette anni, il
bambino ne sarà condizionato a tal punto che per tutto il resto della sua vita continuerà ad essere essenzialmente lo stesso. Questo può succedere in una scuola di questo tipo, dove gli insegnanti non sono liberi da condizionamento.
Sono proprio come tutti gli altri. Compiono i loro riti religiosi, hanno le loro paure, desiderano avere un loro guru; e poiché sono essi ad insegnarvi – ed anche perché magari un particolare insegnante vi piace o perché vedete qualche bel rito religioso e volete eseguirlo anche voi– inconsciamente venite presi nell’imitazione.
Perché gli adulti eseguono dei riti religiosi? Perché i loro padri l’hanno fatto prima di loro ed anche perché questo gli fa provare dei determinati sentimenti e sensazioni, li fa sentire interiormente tranquilli.
Salmodiano qualche preghiera pensando che se non lo facessero potrebbero essere perduti. Ed i giovani copiano e così incominciano ad imitare: se lo stesso insegnante si ponesse degli interrogativi a proposito di
tutto questo ritualismo, se soltanto ci pensasse davvero – cosa che pochissimi fanno mai, se egli adoperasse la propria intelligenza per esaminarlo senza pregiudizi, scoprirebbe presto che esso non ha significato
alcuno. Ma investigare e scoprire la verità su questa faccenda richiede moltissima libertà.
Se siete già prevenuti a favore di qualcosa e poi procedete ad esaminarla, è ovvio che non vi sarà una vera indagine. Non farete che rafforzare il vostro pregiudizio, la vostra prevenzione.
È quindi molto importante che gli insegnanti si accingano a decondizionare se stessi ed anche ad aiutare i bambini a crescere liberi da condizionamenti. Sapendo quanto sia forte l’influsso condizionante dei
genitori, della tradizione, della società, l’insegnante deve incoraggiare i bambini a non accettare senza riflettere, ma ad indagare, a porre in dubbio.(...)

Iniziate la vita come giovani pieni di vitalità ed entusiasmo ma tutto ciò viene gradatamente distrutto dall’influenza condizionatrice dei genitori e degli insegnanti coi loro pregiudizi, paure e superstizioni. Lascerete la scuola e andrete nel mondo ben indottrinati, ma avrete perso la vitalità necessaria per indagare, per ribellarvi contro le stupidità tradizionali della società.(...)
A meno che non vi ribelliate sarete esattamente come tutti gli altri al mondo perché non oserete essere diversi. Sarete condizionati e plasmati in tal maniera che avrete paura di agire in modo originale. Vi controllerà vostro marito o vostra moglie e la società vi dirà cosa dovete fare. Così, una generazione dopo l’altra, l’imitazione si protrae. Non c’é vera iniziativa, non c’è libertà, non c’è felicità; non c’è altro che un lento morire.

Da "Di fronte alla vita" - J. Krishnamurti

8 agosto 2010

Meditazione come l'Amore

Poichè si tratta di uno stato puramente soggettivo e dalle moltissime sfaccettature, la meditazione può essere descritta in modi diversi. Ciononostante, tutti coloro che meditano sarebbero forse d'accordo sul fatto che durante la meditazione si ha la sensazione di possedere un "ancora" interiore; un "ancora" fatta di silenzio e tranquillità che resta imperturbata dal "tempo" mentale o emozionale, tanto nostro quanto degli altri.
La meditazione è stata spesso descritta come un "rinvenire il centro del ciclone": infatti, quando ovunque regna il caos, l'imprevidibilità, l'incertezza, l'insicurezza, quando si è sul punto di farsi travolgere dagli eventi esterni, esiste un luogo, uno spazio interiore, che resta sereno.
La meditazione non è una questione d'astuzia nè qualcosa di complicato, tuttavia è impossibile afferrarla intellettualmente. Assomiglia molto al cercare di descrivere cosa sia l'essere innamorati a chi non vi sia stato iniziato. E, di fatto, esistono molte somiglianze tra le due realtà. Come l'amore, la meditazione è uno stato totalmente soggettivo.

E, come l'amore, risiede in uno spazio al di là della mente e dei confini della logica. Noi non possiamo fare meditazione, proprio come in realtà non possiamo fare l'amore.
Entrambe le situazioni richiedono l'essere disponibili e aperti, la propensione alla rinuncia di sè e ad accogliere qualcosa dell'ignoto.
Entrambe sono paradossali. Nella meditazione, come in amore, la percezione di un sè separato deve dissolversi e, simultaneamente, in tale dissoluzione, si percepisce se stessi in modo più autentico.
Nè la meditazione nè l'amore possono essere scientificamente osservati o "dimostrati".(...)
Sebbene esistano delle somiglianze, c'è un punto in cui amore e meditazione divergono. Infatti, l'amore come noi lo conosciamo è essenzialmente uno stato emotivo, mentre la meditazione va al di là del cuore in uno stato di pura essenza o consapevolezza.(...)

La consapevolezza è lo stato o la qualità dell'essere consapevoli, tanto della realtà interiore quanto di quella esteriore. La mente è una splendida macchina, un meraviglioso servitore. Quando ci limitiamo a usarla in questo modo - come meccanismo al nostro servizio - è superba. I problemi sorgono perchè la mente è raramente "al nostro servizio"; più spesso siamo noi al servizio degli ordini e dei capricci della mente. Quando il servitore prende il posto del padrone, regna il caos.(...)
La maggior parte di noi, però, non è consapevole di avere delle alternative alla mente, ignora che esistono delle risorse oltre a essa. E per complicare la questione, non solo pensiamo che la mente sia la nostra sola risorsa, crediamo di essere la mente.(...)
Le tecniche di meditazione ci permettono di accedere a quello che è il nostro naturale stato dell'essere: la consapevolezza. E quando siamo in uno stato di consapevolezza o meditazione, siamo rilassati, interiormente silenti e sereni e la visione di noi stessi e del mondo intorno a noi si espande: comprendiamo di essere qualcosa di più che la semplice somma del nostro corpo-mente e sperimentiamo una profonda unione con la vita intera.
In tale stato proviamo un senso di benessere, e quando riemergiamo da esso ci sentiamo rinfrescati, in quanto quello stato è la nostra "sorgente interiore".
Questo è ciò che il mistico russo Gurdjieff chiamava il "sè", che il Buddha definiva "anatta", non-sè, i maestri Zen "non-mente" e Cristo "il Regno di Dio".

DA
Impara a Meditare + CD
Tecniche per una Vita Viva. Come uscire dal caos frenetico quotidiano

6 agosto 2010

Osho: meditazione e consapevolezza - Il ponte della mente


La natura stessa della mente è essere nel caos, perchè è uno stadio transitorio. Dalla natura alla supernatura, la mente è solo uno stadio intermedio. Nessuno stadio transitorio può essere ordinato. Come potrebbe?
Quando ti sposti da uno stadio all'altro, la fase intermedia sarà inevitabilmente nel caos.
Non c'è modo di mettere ordine nella mente. Quando stai trascendendo la natura, e ti stai muovendo nella supernatura, quando muti dall'esterno all'intero, dalla materia allo spirito, è inevitabile che esista una fase intermedia in cui ti sentirai perso, in cui non apparterrai a questo mondo e ancora non farai parte dell'altro.
Questo è il caos: questa sponda è stata lasciata e l'altra ancora non è stata raggiunta. Nel mezzo, ogni cosa è in disordine; se resti nel mezzo, sarai sempre nel caos.
La mente deve essere trascesa, non è qualcosa con cui vivere.(...)
In nessun luogo esiste il caos, tranne che dentro di te, perchè la natura è stabile, là dove si trova. Essa non sta progredendo: in natura, non esiste evoluzione, nè esiste in Dio. La natura è felice nella sua inconsapevolezza, e Dio è estatico nella sua consapevolezza.
Tra quelle due realtà, tu sei in difficoltà. Sei teso. Non sei nè inconsapevole, nè cosciente. Vagoli come un fantasma. Non hai un' ancora. Senza radici, senza casa, come può la mente essere a suo agio? Ricerca brancola, senza trovare nulla. Di conseguenza, tu sei sempre stanco, sempre più frustrato, sempre più irritato. Cosa ti succede? Sei in un circolo vizioso e tutto questo persisterà, a meno che non impari qualcosa che possa sciogliere la tua mente, che possa svuotarti la mente.
La meditazione non è che questo. La meditazione è un modo per liberare l'essere dalla morsa della mente, per lasciar cadere la mente, per andare oltre il ponte, per entrare nell' ignoto, per fare un balzo nel mistero.
Per questo vi ripeto di non fare calcoli, perchè il calcolo è proprio della mente. Per questo affermo che la ricerca spirituale non è un passaggio graduale, bensì un balzo improvviso. E' coraggio, non è calcolo. Non appartiene all'intelletto, perchè l'intelletto è parte della mente. E' qualcosa che appartiene di più al cuore.
Ma più scendi in profondità, più sentirai che è addirittura oltre il cuore. Non è pensare, nè sentire. E' più profondo, più totale, più esistenziale di queste due cose.
Solo quando inizi a operare per conseguire la non-mente, pian piano, la pace discenderà in te.
Pian piano, discenderà il silenzio e sentirai una musica: la musica dell' ignoto, la musica dell' inespresso.
Allora, ogni cosa sarà di nuovo in ordine: si tratta solo del passaggio della mente; è inevitabile che sia nel caos, poichè hai abbandonato il passato in cui eri sistemato, nel quale avevi radici, e ti stai muovendo verso un futuro nuovo, dove tornerai ad avere radici, ad ambientarti.
Ma, nel mezzo, si trova l'uomo. L'uomo non è un essere, l'uomo è un passaggio. L'uomo non è qualcosa: è solo un viaggio, una corda tesa tra la natura e la supernatura. Per questo egli è teso. Se resti umano, rimarrai teso: o cadi a un livello inferiore, oppure ti elevi alla sfera che trascende l'umano.
Solo l'uomo è nel caos. Guarda la natura: i corvi gracchiano, i passeri cantano, ogni cosa è perfetta. Nella natura non esistono problemi. I problemi nascono con la mente dell'uomo e si risolvono allorchè la mente dell'uomo si dissolve.
Quindi, non cercare di risolvere i problemi della vita usando la mente. Non ci riuscirai mai. Questa è la cosa più stupida che si possa fare. Devi comprendere che la mente è un ponte, osservalo. Non è eterno, è momentaneo.(...)
La comprensione è parte del trascendente, non della mente. Il sapere è della mente, la comprensione no.

Da "Meditazione - il risveglio della consapevolezza" - Osho